La macchia umana
Published February 13, 2005
Tradizione ha voluto che un remix aggiungesse caratteristiche ballabili ad un pezzo non necessariamente nato per la discoteca: dimentichiamocene. Più di recente ha voluto anche che un remix estremizzasse il brano originale portandolo in luoghi più vicini all'avanguardia che al pop. Ma quando si parte da un lavoro già carico di estremizzazioni, oltre il pop, oltre il proprio pop, un disco di per sé di svolta, si farebbe ardua la prospettiva di chi eventualmente dovesse remixare i pezzi di tale lavoro secondo tradizione.
The Good Son vs. The Only Daughter, The Blemish Remixes, spiazza invertendo la rotta. Ai pezzi viene donata un'ariosità melodica di cui gli originali erano privi, dove la melodia era solo ed esclusivamente ottenuta da quella voce. Ed è così che How little we need to be happy in mano a Tatsuhiko Asano (chi sia non no so, ma la copertina diligentemente elenca il sito quasi per ogni remixatore), partendo da pezzo in cui la melodia intrinseca veniva sfregiata dalle improvvisazioni di Derek Bailey, diventa un pezzo più tradizionalmente sylviano non dimenticando componenti acquisite lungo la carriera: ha qualcosa di \
francese, di Gainsbourg, o dei Blonde Redhead, e si candida in questa veste ad essere uno dei migliori pezzi di Sylvian da sempre.
Ryoji Ikeda, che conoscevamo sotto altre vesti, rende un pezzo rarefatto come The Only Daughter un quadretto di classica contemporanea, con flauto, piano e archi. Anche Blemish a cura di Burnt Friedman e The Heart Knows Better a cura di Sweet Billy Pilgrim diventano più acustiche, si arricchiscono di un clarinetto, e dalla prima si ottiene un jazz che non sfigurebbe nel catalogo ECM, mentre la seconda si tinge di un tono progressive e psichedelico. Lo stesso Friedman interviene anche su Late Night Shopping, facendo brillare il potenziale gospel tirandone fuori una versione oscura e sarcastica (con l'idea di mettere un beep di censura sulla parola shopping ).
Readymade, che già aveva collaborato con Sylvian nel primo album e di cui si attende il seguito (sia dell'album che della collaborazione), ha il difficile compito di mettere le mani su A Fire In The Forest, già apice dell'intevento di Fennesz: riesce con stile ma non con originalità restituendo un pezzo-carillon degno dei Plaid. The Good Son, altro pezzo in origine accompagnato dalla sola improvvisazione di Bailey, si tinge di glitch e downtempo ad opera di Yoshihiro Hanno, piacevole ma è forse il risultato più tradizionale dell'intera raccolta.
Mancano all'appello altre due versioni di The Only Daughter e Blemish: la prima a cura di Jan Bang and Erik Honoré che hanno il solo pregio di aggiungere al pezzo originale la tromba di Nils Petter Molvaer, già alle prese con Sylvian in passato. Akira Rabelais, pur avendoci abituato a ben altro genere di trasfigurazioni, si limita a fare il compitino senza esagerare e non lasciando pressoché traccia. Ma forse l'album era questo e Blemish una raccolta di remix.
- La macchia umana
- Published: February 13, 2005
- Type:
- Section: Music
- Writer: FM
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